La presidente del Consiglio smentisce le ricostruzioni del quotidiano torinese e difende il diritto dei partiti a comunicare con i cittadini
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto direttamente al direttore de La Stampa per smentire un articolo pubblicato dal quotidiano torinese, nel quale si descriveva una premier «furibonda» per la campagna lanciata da Italia Viva sul 2xmille. Una presa di posizione pubblica e netta, che arriva direttamente da Palazzo Chigi.
La smentita della premier
Secondo quanto riportato dal giornalista Ilario Lombardo, la Presidenza del Consiglio avrebbe chiesto «spiegazioni» al Ministero dei Trasporti in merito alla campagna promossa dal partito di Matteo Renzi sul meccanismo del 2xmille. Meloni respinge questa ricostruzione con decisione, definendola inesatta nei fatti e fuorviante nel tono.
La presidente chiarisce di non essersi affatto irritata per l’iniziativa di comunicazione di Italia Viva, arrivando anzi a riconoscerne l’efficacia. «Non sono furiosa», scrive Meloni, invitando il partito a proseguire sulla stessa strada.
Il contesto: il 2xmille e la comunicazione politica
Il 2xmille è lo strumento fiscale che consente ai contribuenti italiani di destinare una quota dell’IRPEF a un partito politico di propria scelta. Le campagne di raccolta fondi attraverso questo meccanismo sono prassi consolidata per tutte le forze politiche, indipendentemente dallo schieramento.
La replica di Meloni sottolinea implicitamente come la competizione politica, anche sul terreno della raccolta fondi e della comunicazione, sia del tutto legittima in una democrazia liberale. Contestarla significherebbe mettere in discussione regole del gioco condivise.
Una risposta che parla anche ai media
La scelta di rispondere direttamente al direttore del giornale, anziché attraverso i canali istituzionali, rivela anche una strategia comunicativa precisa: Meloni intende presidiare personalmente la propria immagine pubblica, correggendo quella che considera una distorsione giornalistica.
La vicenda riaccende il dibattito sul rapporto tra palazzo Chigi e la stampa nazionale, in un momento in cui la tensione tra esecutivo e alcuni organi di informazione rimane un tema sensibile per la tenuta del pluralismo democratico.

