Il governo italiano cerca di contenere la crisi diplomatica con gli Stati Uniti
La tensione tra Giorgia Meloni e Donald Trump rischia di avere ricadute concrete sull’economia italiana, con il pericolo di nuovi dazi sui prodotti agroalimentari. Il governo ha scelto di abbassare i toni, inquadrando lo scontro come una frizione personale tra leader, senza che questa si trasformi in una rottura diplomatica che metterebbe a rischio storici rapporti bilaterali.
Per segnalare la volontà di andare avanti, Roma e Washington stanno finalizzando i dettagli per la firma del memorandum sui minerali critici e per l’adesione dell’Italia alla Pax Silica, l’alleanza a guida statunitense considerata un primo passo fondamentale per consolidare le relazioni tra i due Paesi.
Meloni in Consiglio dei Ministri: “Le polemiche non devono impattare sui rapporti con gli USA”
La presidente del Consiglio ha ribadito il concetto davanti ai ministri riuniti in Consiglio dei Ministri: lo scambio di accuse tra leader «non deve impattare sui rapporti del governo con gli Stati Uniti». Meloni ha esortato i ministri invitati a partecipare alle celebrazioni per il Giorno dell’Indipendenza americano, previste il 2 luglio presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma.
La premier ha sottolineato che «l’ambasciatore Fertitta è sempre stato estremamente disponibile e professionale». Meloni stessa non sarà presente al ricevimento a Villa Taverna — quel giorno sarà a Padova per il congresso nazionale della Uil — ma vi parteciperanno i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, oltre al ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Il segnale distensivo dell’ambasciatore Fertitta
L’ambasciatore americano Tillman J. Fertitta ha adottato toni conciliatori: «Riconosco che possono esserci momenti di disaccordo tra due leader. Ciò che è importante è che la relazione tra Stati Uniti e Italia continui a essere una vera partnership di cooperazione».
In ambienti governativi si osserva che anche Francia e Spagna hanno evitato rotture diplomatiche dopo gli attacchi di Trump a Emmanuel Macron e Pedro Sanchez. Il rifiuto italiano all’uso delle basi militari per l’offensiva in Iran è stato percepito da Washington «come un vulnus», ma nessuno si aspettava gli attacchi frontali seguiti al G7.
La diplomazia parallela: Fidanza a Washington, il summit di Ankara all’orizzonte
Nei prossimi giorni Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo e fedelissimo della premier, si recherà negli Stati Uniti per una riunione dell’Ufficio di Presidenza del gruppo dei Conservatori, occasione utile per tastare il clima a Washington.
Fra un paio di settimane, ad Ankara, Meloni incontrerà nuovamente Trump al vertice dell’Alleanza Atlantica. Prima di allora, mercoledì si riunirà a Berlino il formato E5 — con i leader di Regno Unito, Germania, Francia e Polonia — in videoconferenza con il segretario generale della Nato Mark Rutte, che nelle prossime ore incontrerà il presidente americano alla Casa Bianca.
Il 25 e 26 giugno a Washington è previsto il summit della Pax Silica: l’Italia sta valutando la partecipazione, probabilmente a livello di ambasciatore. Si lavora inoltre a una nuova data per la firma del memorandum sui minerali, inizialmente in programma al Business Forum di Miami, poi cancellato a causa delle tensioni tra i due leader.
Trump minaccia il ritiro dalla Nato e attacca gli alleati europei
Il presidente americano non ha attenuato le critiche. «L’Italia si è comportata molto male», ha dichiarato Trump dallo Studio Ovale, aggiungendo: «Non ci sono stati per noi e noi abbiamo speso miliardi di dollari per loro».
In un’intervista alla corrispondente di Tgcom24 negli Stati Uniti, Maria Luisa Rossi Hawkins, Trump ha rilanciato la minaccia di ritiro dall’Alleanza Atlantica: «Non sono solo deluso dall’Italia, ma anche da tutti i leader della Nato. Non so se ritirarmi dall’Alleanza atlantica». L’avvertimento giunge a due settimane dal vertice di Ankara e alla vigilia dell’incontro con il segretario generale Rutte.
La dichiarazione si inserisce in un quadro più ampio: il Pentagono ha annunciato una revisione della presenza militare americana in Europa, con la riduzione del numero di caccia e navi da guerra impiegabili nelle fasi iniziali di un eventuale conflitto Nato, come riportato dal New York Times.
Le opposizioni all’attacco: da Schlein a Renzi
Le forze di opposizione hanno colto l’occasione per attaccare l’esecutivo. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha chiesto al governo di «passare dai tweet ai fatti», invitandolo ad esempio ad abbandonare il Board of Peace: «Non sarebbe mai dovuto entrarci, perché non sta lavorando per la pace».
Più caustico il giudizio di Matteo Renzi: «Quelli di Trump sono insulti da asilo nido. Ma che Meloni riesca a sbianchettare quello che ha fatto e a presentarsi come l’anti-Trump mi sembra eccessivo». Renzi ha anche criticato la scelta di Tajani di non partecipare al Business Forum di Miami, definendola «un’idiozia».
Il libro-rivelazione su Trump: i big della Silicon Valley nel mirino del sarcasmo presidenziale
A complicare ulteriormente il quadro internazionale arriva un libro di due giornalisti del New York Times, Maggie Haberman e Jonathan Swan. Nel volume Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump, i due reporter rivelano che il presidente sarebbe solito mostrare ai collaboratori le comunicazioni private ricevute da figure come Mark Zuckerberg e Jeff Bezos.
«Non credereste ai messaggi che ho ricevuto da questi tizi della tecnologia, devo farveli vedere», avrebbe detto Trump ai suoi collaboratori. In una conversazione con Elon Musk, il presidente avrebbe aggiunto: «Pensate a dove si trovavano questi tizi nel 2016. Mi odiavano. Facevano di tutto per abbattermi. E guardateli adesso». Un ritratto che conferma la tendenza del presidente a trasformare rapporti diplomatici e d’affari in aneddoti personali.

