Roma, nessun parcheggio per i figli disabili: una madre attende da mesi uno stallo davanti a casa

Roma, nessun parcheggio per i figli disabili: una madre attende da mesi uno stallo davanti a casa

Da gennaio 2024, Alessia Strano, 33 anni, residente nel quartiere romano di Vigne Nuove, attende che le venga assegnato un parcheggio per disabili davanti al portone della sua abitazione. I suoi due figli, di 11 e 12 anni e mezzo, sono affetti dalla sindrome di Vici, una rarissima malattia genetica che li costringe su sedia a rotelle. Nonostante le richieste formali presentate agli enti competenti, la situazione è ancora ferma.

Una burocrazia labirintica

La vicenda si svolge in via Antonio Pietrangeli, una strada a percorrenza pubblica ma concessa in gestione all’ATER — l’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale — per la creazione di parcheggi riservati ai residenti delle palazzine. Alessia abita in un immobile ATER e dispone già di uno stallo, ma questo si trova davanti a un’altra scala, non davanti al proprio ingresso.

La giovane madre ha presentato la prima richiesta al Municipio III, che ha risposto prontamente avviando le verifiche necessarie. Gli uffici tecnici municipali hanno tuttavia accertato che la competenza non spetta al Municipio, bensì all’ATER, a cui Alessia si è rivolta per iscritto a febbraio. La Polizia Locale di Roma Capitale ha effettuato un sopralluogo confermando questa ripartizione di responsabilità.

Le norme esistono, l’applicazione latita

La normativa italiana in materia di parcheggi riservati alle persone con disabilità è inequivocabile. Le misure minime regolamentari prevedono:

Alessia necessita di uno spazio conforme a questi standard per poter aprire in sicurezza gli sportelli del minivan acquistato appositamente per trasportare i figli. «Abbiamo bisogno di un parcheggio davanti al portone, con un ampio spazio di manovra», spiega la madre.

L’ATER studia una soluzione, ma i tempi restano incerti

L’ATER ha comunicato di stare valutando «la possibilità di un posto auto per disabili da assegnare alla mamma, in considerazione degli spazi a disposizione e già assegnati ai residenti». Una risposta prudente, che non fornisce alcuna garanzia né tempistica certa.

Nel frattempo, il Municipio III ha continuato a sollecitare l’ente, sostenendo attivamente la famiglia. Alessia è supportata anche dal padre dei bambini e dai nonni, determinati a non cedere di fronte agli ostacoli burocratici.

Una malattia rarissima, cure specialistiche e ulteriori difficoltà

La sindrome di Vici è una patologia genetica talmente rara da essere stata diagnosticata al figlio maggiore di Alessia soltanto nel 2022. I due bambini sono seguiti dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, uno dei centri di riferimento mondiali per lo studio e la cura di questa sindrome.

Oltre al problema del parcheggio, Alessia denuncia le difficoltà nell’ottenere per il figlio più grande un’adeguata terapia cognitiva e psicomotoria. Un quadro che evidenzia come le carenze nei servizi per la disabilità non si limitino agli spazi fisici, ma investano l’intero sistema di supporto alle famiglie più vulnerabili.

Il caso di Alessia Strano rappresenta un esempio emblematico di come la frammentazione delle competenze amministrative rischi di tradursi in un concreto ostacolo all’esercizio di diritti garantiti dalla legge. In uno Stato di diritto, la tutela della disabilità non può restare intrappolata nei meandri burocratici.

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