Patto di Stabilità, l’Europa apre all’Italia: Dombrovskis conferma la valutazione della richiesta di Roma
La Commissione europea sta valutando la richiesta italiana di estendere la flessibilità di bilancio alle spese energetiche, sullo sfondo delle tensioni sui mercati petroliferi innescate dal conflitto nel Golfo Persico e dalla crisi nello stretto di Hormuz. La notizia è emersa a margine del G7 dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali, conclusosi ieri a Parigi, e segna un momento significativo nel rapporto tra Roma e Bruxelles.
«Stiamo seguendo da vicino la situazione e stiamo valutando quale tipo di risposta essa richieda — e in questo spirito stiamo esaminando anche la richiesta dell’Italia», ha dichiarato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis. Le parole del commissario lettone fanno seguito alla lettera inviata domenica dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, con cui Roma ha sollecitato l’inclusione delle spese energetiche tra quelle ammesse alla clausola di flessibilità nazionale.
Il quadro normativo: le opzioni disponibili
Le attuali regole di bilancio europee prevedono, di fatto, due strumenti principali. Il primo è la clausola generale di salvaguardia, che equivale a un congelamento del Patto di Stabilità, ma che può essere attivata soltanto in presenza di una grave recessione economica.
Il secondo strumento è la cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale (NEC), che consente margini di spesa fino all’1,5% del PIL annuo fino al 2028, ma limitatamente ai settori della difesa e della sicurezza. La proposta italiana mira ad allargare questo perimetro anche all’energia.
Sulla sospensione generale del Patto, Bruxelles ha finora mantenuto un atteggiamento prudente. Più aperta, invece, appare la disponibilità a valutare la via italiana, considerata tecnicamente più percorribile nel breve periodo.
Il dibattito si allarga al Parlamento europeo
Il confronto non riguarda soltanto i governi nazionali e la Commissione, ma coinvolge attivamente anche le forze politiche rappresentate al Parlamento europeo. Il capogruppo del Partito Popolare Europeo, il tedesco Manfred Weber, ha confermato che «anche nel PPE sono in corso discussioni» sull’evoluzione della situazione.
Una posizione accolta con favore dalla delegazione italiana del PPE, che guarda con interesse a ogni soluzione capace di garantire maggiore flessibilità fiscale senza compromettere la credibilità delle regole comuni.
Von der Leyen apre: il racconto di Procaccini
Segnali di apertura sarebbero arrivati anche direttamente dalla presidente della Commissione. A riferirlo è Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d’Italia e co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR), che ha incontrato von der Leyen nei giorni scorsi.
«Si è manifestata un’apertura alle esigenze rappresentate dal governo italiano», ha dichiarato Procaccini. Tuttavia, fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze sottolineano che la deroga al Patto non è l’unica strada percorribile: «Le vie per arrivare al risultato sono tante e le stiamo esplorando tutte».
Le opzioni sul tavolo: dal debito comune ai fondi strutturali
Tra le soluzioni allo studio figura anche l’ipotesi di emissioni di debito comune europeo, sul modello adottato durante la pandemia da Covid-19 e, più di recente, per finanziare programmi di difesa condivisi. La proposta ricorre con regolarità nei dibattiti istituzionali comunitari, pur incontrando resistenze in alcuni Stati membri.
In parallelo, il governo italiano starebbe conducendo con la Commissione una trattativa sui margini di revisione dei progetti finanziati con i fondi di coesione e del PNRR. Secondo le stime del MEF, restano ancora da utilizzare 95 miliardi di euro tra i vari strumenti finanziari disponibili.
I paletti di Bruxelles: misure mirate e niente sussidi indiscriminati
La Commissione europea non rinuncia, tuttavia, a fissare i propri criteri. Dombrovskis ha ribadito che qualsiasi misura di sostegno dovrà essere mirata e temporanea, e non dovrà incentivare la domanda di combustibili fossili.
In termini pratici, questo significa escludere sussidi generalizzati ai consumatori di carburante: un principio che riflette la coerenza con gli obiettivi climatici europei e che pone limiti precisi all’autonomia dei governi nazionali nell’adottare misure di sostegno.

