La Commissione europea resiste alle pressioni per sospendere il Patto di stabilità nonostante l’escalation della crisi in Medio Oriente. Una decisione che mette l’Italia in difficoltà: i dati Istat confermano un rapporto deficit/Pil al 3,1% per il 2025, sopra la soglia del 3% necessaria per chiudere la procedura per disavanzo eccessivo.
Le previsioni al ribasso di Bankitalia
La Banca d’Italia ha aggiornato al ribasso le sue stime di crescita. Il Pil italiano si fermerà a un modesto +0,5% quest’anno e il prossimo, con scenari ancora più pessimistici all’orizzonte.
In caso di conflitto prolungato e prezzi energetici elevati, l’istituto di via Nazionale prevede addirittura crescita zero nel 2024 e negativa nel 2025. L’inflazione potrebbe raggiungere il 2,6% nello scenario base, ma schizzare al 4,5% nel caso peggiore.
La posizione di Bruxelles: no alla sospensione
Al Berlaymont si ritiene che sospendere il Patto di stabilità nelle condizioni attuali risulterebbe controproducente proprio sulla crisi energetica. Qualsiasi sostegno fiscale che aumenti la domanda di energia aggraverebbe la situazione, sia in termini di prezzi più elevati che di carenze nell’offerta.
Come ha spiegato una portavoce dell’esecutivo Ue, “la clausola di salvaguardia generale può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area dell’euro o nell’Unione europea nel suo complesso”. Al momento, secondo Bruxelles, non ci troviamo in questo scenario.
Le pressioni da Roma
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti continua a spingere per tenere aperta la discussione: “Ho espresso questa mia valutazione già all’inizio del conflitto, l’ho ribadita all’Eurogruppo”.
Sul fronte politico, il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto lunedì di “sospendere istantaneamente il Green Deal e altrettanto istantaneamente il Patto di stabilità”. La Lega ha ribadito la richiesta, chiedendo anche lo stop sull’Ets, mentre Forza Italia preme per una revisione dei vincoli di bilancio alla luce della crisi globale.
I numeri che contano
Secondo indiscrezioni, l’esecutivo Ue valuterebbe positivamente l’uscita italiana dalla procedura anche con un dato minimamente al di sotto del 3%. Il punto cruciale è che il deficit dovrebbe rimanere stabilmente sotto tale soglia.
Per passare dal 3,1% attuale a una cifra sotto il 3% servirebbero correzioni superiori ai due miliardi di euro. Una sfida non impossibile, ma che richiederà scelte precise da parte del governo italiano.
Il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha chiarito la posizione europea: siamo di fronte a “un rallentamento” e non a una recessione, pur con rischi di shock “stagflazionistico”. Lo scenario di Bruxelles prevede un impatto della crisi mediorientale di circa 0,4 punti percentuali sulle previsioni di crescita dell’Eurozona.

