Il ministro dell’Interno a ottant’anni dalla nascita della Repubblica: «Ci incamminammo verso una prospettiva euroatlantica e democratica, evitando di sbandare verso il blocco sovietico»
A ottant’anni dal referendum del 2 giugno 1946, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ripercorre il significato storico della scelta repubblicana e traccia un bilancio dell’Italia contemporanea: un Paese che, a suo avviso, appare più solido e unito di quanto il dibattito pubblico tenda a rappresentare.
Il 2 giugno: uno spartiacque nella storia nazionale
«È la celebrazione di un passaggio fondamentale della nostra storia nazionale», afferma Piantedosi, «un riscatto civile che si è poi completato con l’approvazione di una Costituzione all’avanguardia». Il referendum aprì la strada alla piena cittadinanza delle donne, alla ricostruzione del Paese e alla costruzione di un sistema istituzionale fondato su principi democratici.
Il ministro sottolinea il ruolo decisivo di figure come Luigi Einaudi e Alcide De Gasperi: «Grazie a uomini di eccezionale valore, in quella fase ci incamminammo verso una prospettiva euroatlantica, democratica e liberale, evitando di sbandare verso il blocco sovietico e costruendo un Paese G7 rispettato nel mondo».
Sicurezza e libertà: un binomio inscindibile
In un contesto internazionale segnato da guerre e instabilità, Piantedosi individua nella sicurezza — nazionale, interna, economica ed energetica — la condizione imprescindibile per l’esercizio della libertà. «Dobbiamo anteporre a tutto la difesa della nostra libertà», dichiara, «un valore cardine che presuppone una condizione di sicurezza integrale».
Lo stato della democrazia italiana
Interpellato sugli allarmi riguardanti i rapporti tra politica e magistratura, il ricorso alla decretazione d’urgenza e le libertà civili, il ministro respinge le critiche. «Non ho notizie di libertà civili o diritti messi in discussione», afferma, aggiungendo che la decretazione d’urgenza risulta «in linea con le precedenti legislature, sempre esercitata coerentemente con i presupposti stabiliti dalla nostra Carta costituzionale».
Piantedosi riconosce la tensione strutturale tra politica e magistratura come fisiologica in un sistema democratico maturo: «Si tratta di due poteri rispettivamente autonomi, che tali devono restare». Sul piano complessivo, il ministro si dice convinto che l’Italia si trovi «in condizioni migliori di molti partner occidentali».
Ordine pubblico e diritto di manifestare
Sul tema dell’equilibrio tra tutela dell’ordine pubblico e libertà di protesta, Piantedosi difende l’operato delle forze dell’ordine, definendolo improntato a «equilibrio e professionalità». Pur riconoscendo la presenza di «frange di antagonisti che cercano in ogni modo di creare disordini», il ministro invita a isolarle, sottolineando che «stigmatizzarle è interesse di tutti».
Riforma elettorale: stabilità e rispetto della volontà popolare
Sul dibattito in corso sulla legge elettorale, il ministro respinge le accuse di incostituzionalità avanzate dalle opposizioni. «Da sempre le riforme elettorali vengono approvate preferibilmente alla fine della legislatura e, da sempre, scontano questo tipo di polemiche», osserva. Piantedosi auspica un sistema capace di garantire «stabilità, certezza di un governo e rispetto della volontà elettorale».
Migrazione: il Patto Ue e il «modello Albania»
Con l’imminente entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione, Piantedosi difende i centri di trattenimento in Albania come «soluzione innovativa, presa a modello dall’Europa». Attualmente, spiega, vengono utilizzati per rimpatriare «immigrati irregolari pericolosi, soggetti che si sono macchiati di gravi crimini».
Il ministro anticipa che la loro utilità crescerà ulteriormente quando potranno essere impiegati per le procedure accelerate alla frontiera, in linea con le nuove norme europee «introdotte proprio per evitare l’uso strumentale del nobile istituto dell’asilo politico».
Il generale Vannacci: risorsa o fattore di instabilità?
Sul ruolo del generale Roberto Vannacci nel centrodestra, Piantedosi adotta un tono pragmatico. «La maggioranza di governo si muove nel solco del conservatorismo liberale», precisa, lasciando aperta la porta al dialogo a condizione che Vannacci si collochi «in questo nostro orizzonte». In caso contrario, prevede «una sana competizione elettorale tra proposte politiche diverse».
Il futuro del ministro
Alla domanda su cosa farà nella prossima legislatura, Piantedosi risponde con sobrietà istituzionale: «Il prefetto, al servizio delle Istituzioni».

