Silvia Salis chiude la porta alle primarie: “Cinque anni a Genova, nessun ripensamento”
A un anno dalla sua elezione a sindaca di Genova, Silvia Salis ha messo fine alle speculazioni sul suo futuro politico nazionale: resterà alla guida del Comune per l’intera durata del mandato. Lo ha dichiarato con nettezza nel corso di una conferenza stampa di quasi tre ore dedicata al bilancio del primo anno di amministrazione.
«Sono sicura che non cambierò mai idea — ha affermato Salis —. Questo è il mandato che mi hanno dato in questa città e lo porterò avanti nei cinque anni che mi aspettano». Le parole, questa volta, lasciano poco spazio all’interpretazione.
Il confronto con Bucci e la pressione mediatica
Il paragone con il predecessore Marco Bucci — che per mesi negò di voler lasciare Palazzo Tursi per candidarsi a governatore della Liguria, salvo poi farlo — è stato sollevato da più di un giornalista. Salis ha risposto confermando la propria posizione senza esitazioni.
La sindaca ha però riconosciuto il peso dell’attenzione che la circonda fin dall’insediamento: «Nessun sindaco è mai stato ispezionato dalla testa ai piedi come è capitato a me. Mi si giudica per come mi vesto, dove vado a mangiare, chi incontro». Un’esposizione che definisce gravosa, ma che considera anche il riflesso di un interesse genuino per Genova.
Un anno di governo: i risultati rivendicati
La conferenza era originariamente concepita per affrontare esclusivamente temi cittadini. Salis ha illustrato i risultati del primo anno di amministrazione, citando tra i segnali positivi:
Sul fronte delle infrastrutture, la sindaca ha affrontato anche i nodi irrisolti legati alla gestione del porto e del Palasport, riconoscendo la complessità di dossier ereditati dalla precedente amministrazione di centrodestra.
Critiche al governo: sicurezza e rimpatri, “il sistema non funziona”
Sul tema della sicurezza urbana, Salis ha denunciato le carenze di organico nelle forze dell’ordine, sottolineando come i cittadini rivolgano al Comune richieste che spettano ad altre istituzioni. «Abbiamo inoltrato richieste al Ministero dell’Interno che al momento non hanno avuto riscontro», ha dichiarato.
L’affondo più diretto ha riguardato la politica dei rimpatri: «A fronte di 21.000 provvedimenti di espulsione ci sono stati soltanto 4.700 rimpatri. Il sistema non funziona. Bisogna chiedere al governo perché». Dati che, nella lettura della sindaca, attestano un fallimento esecutivo che non può essere imputato agli enti locali.
Un messaggio che, partendo da Genova, raggiunge con chiarezza il dibattito politico nazionale: la gestione dell’immigrazione irregolare richiede risposte istituzionali concrete, non soltanto annunci.

