Senso dello Stato o senso della convenienza? Il paradosso del sovranismo italiano

Quando il patriottismo diventa retorica: il caso Delmastro e le contraddizioni della destra istituzionale

C’è un momento ricorrente nella vita politica italiana in cui il cosiddetto “senso dello Stato” emerge con forza retorica, invocato soprattutto da chi si definisce patriota — o, nel lessico corrente, sovranista. Sono coloro che scrivono “Nazione” con la maiuscola, che considerano i confini sacri e la cittadinanza un privilegio da guadagnare. Ma quanto questo proclamato attaccamento alle istituzioni regge alla prova dei fatti?

Il caso Delmastro: un banco di prova per le istituzioni

Il caso dell’allora sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha rappresentato uno di quei momenti rivelatori. Uomo delle istituzioni per autodefinizione, esponente di una destra che fa del rispetto delle regole e dell’ordine costituito un elemento identitario centrale, Delmastro si è trovato al centro di una vicenda che ha messo alla prova la coerenza tra i valori proclamati e i comportamenti concreti.

La vicenda ha sollevato interrogativi legittimi sul rapporto tra appartenenza partitica e fedeltà istituzionale, tra lealtà verso il proprio schieramento e rispetto delle norme che regolano l’esercizio del potere pubblico.

Il paradosso del sovranismo istituzionale

Il paradosso è noto agli osservatori più attenti della politica italiana: chi invoca con maggiore enfasi il primato della Nazione e delle sue istituzioni non sempre dimostra, nei comportamenti quotidiani, un rispetto conseguente per le regole democratiche e per i vincoli che lo Stato di diritto impone a chi lo rappresenta.

Questo non significa che l’area politica di centrodestra sia priva di autentici servitori dello Stato. Significa, piuttosto, che la retorica patriottica — quando non è accompagnata da una cultura istituzionale solida e da un’etica pubblica rigorosa — rischia di trasformarsi in uno strumento di legittimazione selettiva.

Istituzioni, non slogan

In una democrazia matura, il senso dello Stato non si misura dalla frequenza con cui si evoca la Nazione nei comizi, ma dalla disponibilità a sottoporsi ai controlli, a rispettare i limiti del mandato ricevuto e a rendere conto delle proprie azioni davanti alle istituzioni preposte.

È questa la distinzione fondamentale che separa il patriottismo autentico dalla sua versione ornamentale: non le bandiere esposte, ma le regole rispettate. Non le maiuscole nelle dichiarazioni, ma la minuziosità con cui si osservano i doveri dell’ufficio pubblico.

Un monito per tutte le forze politiche

La questione, naturalmente, non riguarda soltanto la destra italiana. L’etica pubblica e il rispetto delle istituzioni sono un imperativo trasversale, che vale per ogni forza politica indipendentemente dal colore. Ma è particolarmente rilevante per chi costruisce la propria identità attorno al primato dello Stato e dei valori nazionali.

In un contesto europeo in cui la solidità delle democrazie liberali è messa alla prova da spinte populiste e sovraniste, l’Italia ha bisogno di una classe dirigente che al senso dello Stato creda davvero — non solo quando fa comodo.

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