Spotify a vent’anni: diritto d’autore, intelligenza artificiale e la sfida per un ascolto di qualità

Spotify a vent’anni: diritto d’autore, intelligenza artificiale e la sfida per un ascolto di qualità

Nata come startup a Stoccolma nel 2006, Spotify è oggi l’unica grande piattaforma tecnologica di origine europea con oltre 760 milioni di utenti attivi mensili in più di 180 mercati. A tracciare il bilancio dei primi vent’anni e a delineare le sfide future è Federica Tremolada, General Manager Europe della società, che in un’intervista affronta i temi cruciali del settore: dalla tutela del diritto d’autore nell’era dell’intelligenza artificiale alla crescita del mercato musicale italiano.

Vent’anni di streaming: dalla pirateria alla crescita globale

Quando Spotify debuttò, l’industria musicale era in piena crisi: calo delle vendite fisiche, pirateria dilagante e scarsi canali di distribuzione digitale. Il modello freemium introdotto dai fondatori Daniel Ek e Martin Lorentzon ha invertito la rotta, restituendo valore economico alla musica e inaugurando undici anni consecutivi di crescita del mercato globale.

«Vent’anni fa il settore musicale viveva una significativa decrescita», ricorda Tremolada. «Le ricette dei nostri fondatori erano facilità d’uso e un modello misto freemium e ad abbonamento che ha riportato valore economico alla musica».

L’Italia: dodici anni di crescita e un’identità musicale ritrovata

Il caso italiano è particolarmente significativo. Dal 2013 — anno del debutto di Spotify in Italia — il mercato nazionale registra dodici anni consecutivi di crescita, collocando il Paese tra i più dinamici d’Europa sul piano musicale.

I dati parlano chiaro: nel 2013, nella top 10 dei singoli più ascoltati, solo un brano era italiano — L’Essenziale di Marco Mengoni. Nel 2024, otto singoli su dieci nella stessa classifica erano di artisti italiani. Le royalty generate dagli artisti italiani su Spotify hanno superato i 165 milioni di euro nel 2025, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente e quasi il triplo rispetto al 2019.

Tra i nomi più ascoltati a livello internazionale figurano Måneskin, Gabry Ponte, Ludovico Einaudi, Laura Pausini e Meduza. Anche il Festival di Sanremo contribuisce in modo determinante: la playlist ufficiale dedicata alla kermesse è stata per diversi giorni la più ascoltata al mondo, con tutti i brani in gara debuttanti nella Top 50 italiana giornaliera.

Intelligenza artificiale e diritto d’autore: la linea di Spotify

La sfida più urgente per il settore è quella posta dall’intelligenza artificiale generativa, capace di produrre contenuti musicali aggirando le norme sul copyright. Su questo punto, Tremolada è netta: «Alcuni esponenti del settore tecnologico ritengono che il diritto d’autore debba essere abolito. Noi non siamo d’accordo. I diritti dei musicisti sono importanti».

Spotify ha già adottato misure concrete: in un anno ha rimosso 75 milioni di tracce spam, introdotto strumenti di protezione del profilo degli artisti, investito in tecnologie anti-frode e di trasparenza, e avviato i cosiddetti crediti AI, che permettono a chi pubblica di segnalare se e come l’intelligenza artificiale è stata impiegata nella creazione dei brani.

La posizione della società riflette un equilibrio pragmatico: difendere la creatività e la proprietà intellettuale, senza ostacolare l’innovazione tecnologica. Un approccio coerente con i valori dell’ecosistema imprenditoriale europeo più maturo.

La controversia sugli investimenti di Daniel Ek

Nell’estate del 2024, alcuni artisti di rilievo hanno invitato al boicottaggio di Spotify in seguito alle notizie sugli investimenti privati del cofondatore Daniel Ek in una società che sviluppa tecnologie di difesa militare. Tremolada ha chiarito la posizione aziendale con precisione: «Spotify non supporta alcun genere di violenza né offensiva militare. Daniel Ek ha scelto privatamente, senza coinvolgere Spotify, di destinare investimenti in diverse startup per la competitività tecnologica europea, fra cui una che sviluppa tecnologie di deterrenza militare impiegate esclusivamente in Europa, in relazione alla difesa ucraina».

La manager ha sottolineato l’assenza di qualsiasi coinvolgimento diretto della piattaforma nel settore bellico, ribadendo l’impegno dell’azienda a fornire informazioni corrette e a contrastare la disinformazione.

Video podcast, pubblicità e investimenti: i numeri della crescita

Sul fronte dei contenuti, il video podcast emerge come nuovo formato in forte espansione in Italia: le ore di visione su Spotify sono cresciute di oltre il 175% nell’ultimo anno, con un’audience aumentata dell’80% e un incremento del 65% nel numero di creator che adottano il formato. I generi più seguiti sono true crime, politica, attualità e intrattenimento.

Sul piano finanziario, gli abbonamenti premium restano il pilastro principale delle entrate: nel primo trimestre 2025 hanno raggiunto i 293 milioni di sottoscrittori, con una crescita del 9% su base annua. Le entrate pubblicitarie sono aumentate del 3% a parità di valuta, con margini di miglioramento ancora significativi.

Spotify ha lanciato 50 nuove funzionalità solo nel 2025, con investimenti concentrati su intelligenza artificiale a misura d’utente, sicurezza della piattaforma e tutela dei detentori di diritti musicali.

La visione: qualità dell’ascolto contro il doomscrolling

Il futuro della piattaforma, secondo Tremolada, si gioca sulla qualità dell’esperienza utente, in controtendenza rispetto alle logiche dei social media. «Il tempo trascorso sulla piattaforma deve continuare ad essere di qualità, lontano dal doomscrolling e dall’iperstimolazione», afferma la manager. «Dopo aver trascorso del tempo su Spotify, le persone devono sentirsi bene, non rimpiangere il tempo speso».

La transizione in corso punta a trasformare Spotify da piattaforma di raccomandazione passiva a ecosistema adattivo e interattivo, in cui gli utenti plasmano attivamente la propria esperienza. La governance è stata rinnovata con il passaggio di guida a Alex Norström e Gustav Söderström, descritti come una continuità strategica piuttosto che una rottura con il passato.

Oggi Spotify ospita oltre 100 milioni di brani, 7 milioni di podcast, 700.000 audiolibri e 590.000 video podcast: un ecosistema culturale che, a vent’anni dalla sua fondazione, continua a ridefinire i confini dell’industria dell’intrattenimento digitale.

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