Stefani apre il convegno di Corriere Imprese: «A 25 anni impossibile permettersi una casa. Servono politiche strutturali»
Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto a soli 33 anni, ha aperto il 26 maggio i lavori dell’evento «Le politiche regionali per lo sviluppo», organizzato da Corriere Imprese al centro congressi di Villa Ottoboni a Padova. Rispondendo alle domande di Alessandro Russello, responsabile del Corriere del Veneto, e di Alessandro Zuin, coordinatore editoriale di Corriere Imprese, il governatore ha tracciato un’agenda ambiziosa: revisione della spesa pubblica regionale, welfare per le nuove generazioni, semplificazione burocratica e avanzamento dell’autonomia differenziata.
La generazione dei giovani amministratori: un segnale politico chiaro
Il punto di partenza è stato il recente successo elettorale a Venezia di Simone Venturini, sindaco eletto a 38 anni dopo undici anni di esperienza nell’amministrazione lagunare. Per Stefani, il dato è inequivocabile: «Il Veneto ha dato fiducia ai giovani, un’iniezione di fiducia a cui dobbiamo rispondere».
Ma la risposta non può limitarsi alla retorica generazionale. «Un giovane è anagraficamente tenuto a guardare alla società dei prossimi anni», ha sottolineato il governatore. «Occorre promuovere politiche strutturali di prospettiva, pensando ai prossimi venti o trent’anni. Non è facile: l’applauso scatta più facilmente per le politiche del giorno dopo».
Efficienza della spesa prima di nuove risorse
Sul fronte finanziario, Stefani ha posto una condizione preliminare a qualsiasi discussione su nuove entrate fiscali: verificare l’efficienza dell’esistente. «Spesso mi si chiede di risorse e di Irpef. Prima di arrivare lì, credo sia giusto capire se la spesa che abbiamo in Regione è davvero efficiente», ha dichiarato.
L’amministrazione regionale sta conducendo un’analisi sistematica della spesa insieme ai responsabili di area: «Le risorse destinate a un determinato capitolo vent’anni fa non possono essere le spese di oggi, perché le esigenze sono mutate».
Welfare per i giovani: un’urgenza sociale e produttiva
Il tema del disagio giovanile è stato affrontato con dati concreti. «A 25 anni è fuor di discussione pensare di potersi permettere una casa», ha detto Stefani. «Ho parlato con un infermiere neolaureato che guadagna 1.300-1.400 euro al mese. Come può permettersi un affitto da 900 euro per restare a Padova?»
La questione non è solo sociale, ma anche economica e produttiva: entro il 2030 mancheranno all’appello 280.000 lavoratori qualificati nel territorio veneto. Politiche di welfare mirate, ha sottolineato il governatore, sono dunque una necessità strutturale, non una concessione.
Electrolux: crisi industriale e ruolo della Regione
Nel giorno in cui Stefani ha visitato lo stabilimento Electrolux — uno dei simboli del manifatturiero del Nordest, oggi alle prese con 1.700 esuberi — il governatore ha chiarito i margini d’intervento regionale. «Aprire i tavoli di crisi e fungere da interlocutore col Ministero delle Imprese e del Made in Italy», ha spiegato, aggiungendo che la Regione ha formalmente richiesto il ritiro del piano industriale e dei licenziamenti, in sinergia con il governo centrale.
Autonomia differenziata: passi avanti concreti
Sul dossier dell’autonomia differenziata, Stefani ha offerto un bilancio articolato. Dal 2024 esiste finalmente una legge quadro, dopo vent’anni dalla riforma del Titolo V senza che fossero definiti i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) né i costi e fabbisogni standard. «Ora abbiamo le prime quattro materie importantissime oggetto di intesa», ha ricordato, annunciando la propria audizione al Senato per il 4 giugno.
Per il Veneto, la sola competenza in materia sanitaria varrebbe 300 milioni di euro. Ma l’autonomia, ha precisato Stefani, «non va solo chiesta, ma anche esercitata». Sul tavolo ci sono la holding autostradale regionale — progetto su cui lavora da cinque anni — che consentirebbe di reinvestire i pedaggi della Brescia-Padova sul territorio, e le concessioni idroelettriche, potenzialmente valutabili in centinaia di milioni.
Fondi europei: no alla ricentralizzazione
In vista del nuovo ciclo settennale dei fondi comunitari, Stefani ha espresso preoccupazione per il rischio di una gestione centralizzata anziché regionale. «Come altre Regioni, abbiamo manifestato al ministro Foti tutta la nostra contrarietà», ha dichiarato. «Una gestione di prossimità come quella regionale è innegabilmente più efficace».
Veneto Sviluppo e lotta alla burocrazia: modernizzare gli strumenti
Il governatore ha puntato il dito anche sulle partecipate regionali, «ferme da 25 anni». Il modello di riferimento è la finanziaria della Lombardia, che utilizza strumenti innovativi come i basket bond e i bond regionali. «Dobbiamo essere più coraggiosi», ha affermato Stefani.
Sul fronte della semplificazione amministrativa, la Regione ha raccolto 250 dossier dalle categorie produttive con proposte concrete per ridurre i carichi burocratici. Tra le misure in cantiere, la creazione di uno Sportello unico per le attività produttive (Suap), già operativo nelle Unioni dei Comuni. «Ascoltare chi la burocrazia la vive ogni giorno è il punto di partenza», ha concluso il governatore.

