Trump e Putin, novanta minuti al telefono: l’Ucraina al centro, ma anche il dossier iraniano

Trump e Putin, novanta minuti al telefono: l’Ucraina al centro, ma anche il dossier iraniano

Una telefonata di un’ora e mezza, la dodicesima tra Vladimir Putin e Donald Trump da quando quest’ultimo è tornato alla Casa Bianca nel 2025, ha riportato al centro dell’agenda diplomatica internazionale sia il conflitto ucraino sia la crisi nucleare iraniana. I due leader hanno parlato ieri, su iniziativa del Cremlino, a pochi giorni dall’incontro a San Pietroburgo tra Putin e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.

Due versioni a confronto: Ucraina o Iran, chi ha la priorità?

Le ricostruzioni dei due governi divergono sull’ordine delle priorità. Trump, intervenendo davanti ai giornalisti nello Studio Ovale, ha dichiarato che i due leader «hanno discusso soprattutto di Ucraina e un po’ di Iran». Al contrario, il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha riferito all’agenzia Tass che «particolare attenzione è stata dedicata alla situazione riguardante l’Iran e il Golfo Persico».

Sul dossier nucleare iraniano, Trump ha reso noto che Putin «ha espresso la volontà di essere coinvolto nell’arricchimento» dell’uranio — un meccanismo già adottato nell’accordo del 2015 siglato dall’amministrazione Obama, quando le scorte di uranio arricchito furono trasferite in territorio russo. Mosca ha già avanzato una proposta analoga al direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Grossi.

Tuttavia, il presidente americano ha chiarito le sue priorità: «Ho detto a Putin che preferirei che lui si concentri nel porre fine alla guerra in Ucraina. Per me questo sarebbe più importante. Gli ho detto: prima di aiutare sull’Iran, vogliamo che tu metta fine alla tua guerra».

L’ipotesi di una tregua per il 9 maggio

Sul fronte ucraino, Trump ha dichiarato di aver suggerito a Putin «un piccolo cessate il fuoco», aggiungendo che il presidente russo «potrebbe accettare». Secondo Ushakov, Putin sarebbe disponibile a una tregua con Kiev in coincidenza con le celebrazioni del Giorno della Vittoria del 9 maggio, data in cui la Russia commemora la vittoria sovietica sulla Germania nazista.

Il consigliere russo ha inoltre riferito che Trump avrebbe accolto favorevolmente l’iniziativa, osservando che quella ricorrenza rappresenta «una vittoria condivisa». Da rilevare che il Cremlino aveva già annunciato festeggiamenti ridotti quest’anno, a causa della minaccia di attacchi ucraini: una tregua in quella data servirebbe dunque anche agli interessi russi sul piano della sicurezza interna.

Ushakov ha infine affermato che i due leader «hanno espresso valutazioni sostanzialmente simili sul comportamento del regime di Kiev guidato da Zelensky, che — incitato e sostenuto dagli europei — starebbe portando avanti la politica di prolungare il conflitto». La Casa Bianca non ha ancora pubblicato un resoconto ufficiale della telefonata.

Iran: il costo della guerra e la strategia dell’embargo

Sul fronte iraniano, il Pentagono ha reso pubblica ieri la prima stima ufficiale del costo del conflitto: 25 miliardi di dollari. Trump ha nel frattempo respinto la proposta di Teheran di rimuovere reciprocamente l’embargo sullo Stretto di Hormuz come preludio ai negoziati sul programma nucleare.

Parlando al sito Axios, il presidente ha dichiarato che l’embargo resterà in vigore finché l’Iran non accetterà un accordo soddisfacente sulle garanzie nucleari, aggiungendo che le sanzioni sono «per ora più efficaci dei bombardamenti» e che il regime sta «soffocando».

Trump e alcuni suoi consiglieri hanno incontrato martedì i principali manager del settore petrolifero per valutare misure capaci di prolungare l’embargo per diversi mesi, cercando al contempo di contenerne l’impatto sui consumatori americani. Ieri, nella sua prima audizione alla Camera dei Rappresentanti dall’inizio del conflitto, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha respinto le critiche democratiche sui rincari di carburante e generi alimentari con una domanda retorica: «Quanto sareste disposti a pagare per impedire all’Iran di dotarsi di una bomba atomica?»

Il nodo geopolitico: multilateralismo o accordi bilaterali?

L’intreccio tra la crisi ucraina e il dossier iraniano pone interrogativi di fondo sull’architettura diplomatica internazionale. La disponibilità russa a fungere da intermediario sul nucleare iraniano — già sperimentata con l’accordo del 2015 — potrebbe riaprire spazi di dialogo multilaterale, ma rischia anche di rafforzare l’influenza di Mosca in un momento in cui le istituzioni europee e le organizzazioni internazionali cercano di mantenere un ruolo centrale nella gestione di entrambe le crisi.

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