L’OPS su Commerzbank entra nella fase decisiva: UniCredit consolida la sua posizione nonostante il no tedesco
UniCredit stringe la morsa su Commerzbank. Dopo sei settimane di offerta pubblica di scambio, il gruppo guidato da Andrea Orcel ha raggiunto una quota azionaria del 39,18% nell’istituto tedesco, superando l’obiettivo iniziale del 30%. I conteggi definitivi saranno diffusi venerdì 19 giugno, ma i dati parziali alla chiusura della prima finestra dell’OPS indicano adesioni per il 12,91%, sommate al 26,77% già in possesso di Piazza Gae Aulenti.
Nel frattempo, il governo federale tedesco ha ribadito il proprio rifiuto. L’Agenzia federale delle finanze, che gestisce la quota statale del 12,7% — seconda partecipazione per rilevanza nell’istituto — ha dichiarato che «l’accettazione dell’offerta era già economicamente fuori discussione, poiché non prevede un premio adeguato rispetto all’attuale quotazione delle azioni Commerzbank».
Berlino difende l’autonomia di Commerzbank: in gioco il credito alle PMI e la piazza di Francoforte
La decisione tedesca non è solo finanziaria, ma anche industriale e politica. Il comitato direttivo dell’Agenzia — composto da rappresentanti della Cancelleria e dei ministeri delle Finanze, dell’Economia e della Giustizia — «sostiene la strategia di autonomia di Commerzbank e respinge l’approccio aggressivo di UniCredit».
Le motivazioni invocate da Berlino riguardano il ruolo sistemico dell’istituto: Commerzbank è considerata fondamentale per il finanziamento delle piccole e medie imprese tedesche e per la stabilità della piazza finanziaria di Francoforte. Una posizione coerente con quella già espressa dai vertici della banca e dal consiglio di fabbrica, che si è persino rivolto alla Procura di Francoforte.
La presa di posizione arriva tuttavia in un momento in cui l’offerta UniCredit ha cambiato registro: dopo settimane in cui trattava a sconto, il titolo milanese ha chiuso in rialzo del 4,17% a 77,68 euro a Piazza Affari, portando il valore corrente dell’offerta sulle azioni Commerzbank a 37,67 euro, contro i 36,3 euro (+0,25% sul DAX) a cui le azioni dell’istituto tedesco sono state scambiate. Un premio implicito che si avvicina al 4%, smentendo di fatto le richieste di rilancio avanzate anche dalla CEO di Commerzbank, Bettina Orlopp.
Il potenziale di UniCredit sale al 55,59%: decisive le prossime settimane
Al di là delle azioni già detenute, UniCredit può contare su un’esposizione potenziale complessiva del 55,59%, che include il 13,19% in derivati cash e il 3,22% in strumenti convertibili. Una riserva strategica che potrebbe rivelarsi determinante nelle prossime fasi della partita.
Si apre ora una seconda finestra di adesione, dal 20 giugno al 3 luglio, con i conteggi conclusivi attesi per l’8 luglio. Saranno decisive anche le mosse dei grandi intermediari finanziari coinvolti — Nomura, Citi, Morgan Stanley e Bank of America — i cui orientamenti potrebbero influenzare in modo significativo l’esito finale.
Orcel guarda al 2027: integrazione europea come risposta ai colossi americani
Orcel ha più volte ribadito, in questi mesi, che non vi è fretta. La strategia di UniCredit punta a un’integrazione graduale, che passi prima da un rafforzamento e da una trasformazione strutturale di Commerzbank. L’orizzonte temporale per affrontare il nodo della governance è fissato al 2027.
Nel frattempo, è atteso per settembre il via libera della Banca Centrale Europea, che dovrà autorizzare UniCredit a salire oltre la soglia del 29,9%. Un passaggio regolatorio cruciale per il prosieguo dell’operazione.
Sul piano strategico più ampio, Orcel ha inquadrato l’operazione come una necessità per il sistema bancario europeo: in un mercato frammentato come quello tedesco, e in un continente che fatica a competere con i giganti finanziari statunitensi, istituti di dimensioni maggiori rappresentano una risposta strutturale. Un argomento che dovrebbe trovare ascolto anche tra chi, in Europa, sostiene con convinzione il progetto di integrazione del mercato dei capitali.

